Racconti - Tales
Agenti di rete
di Roberto Francesco da Celano

Era arrivato il momento di scrivere, un momento molto apprezzato dagli agenti di rete. Si disponevano intorno al testo e aspettavano, pazientemente. Ogni volta che una lettera si depositava sul monitor, l’esaminavano, la soppesavano, la catalogavano. Ma lo facevano con tale velocità che era impossibile coglierli sul fatto. Gli agenti di rete si compravano nel mercato virtuale oppure si vincevano, dopo prove di fantasia che ne permettevano l’individuazione. Si trattava di piccoli software che potevano procedere per sette leghe, senza fermarsi e ognuno passava i suoi dati all’altro che lo precedeva, costretto a rallentare nel momento dello scambio. Ciò che si scriveva veniva raccolto in memorie immense, tradotto in tutte le lingue del pianeta e segnalate a chi ne faceva domanda.

Akal si era procurato gli agenti di rete, acquistandoli al mercato di Cracovia, ovviamente virtuale. Aveva infranto alcune leggi locali di divieto di clonatura e si era procurato con una piccola cifra la copia degli agenti di rete del dizionario universale. Non era cosa da poco, ma nemmeno tanto inusuale. Akal ricordava ancora la storia di un navigatore che aveva rubato gli agenti di rete della grammatica cinese che, poi, aveva messo al servizio della lingua occidentale. Una confusione incredibile, dal momento che le parole orientali richiedono due tipi di segno, mentre quelle occidentali uno solo. Era successo che i due agenti di rete orientali non riuscivano a formulare e leggere le parole occidentali, accavallando suono e significante, fino a costruire una sorta di musica, unico modo per esprimersi, date quelle limitazioni.

Akal non sapeva però che anche gli agenti clonati presentavano un difetto: ripetevano alcune lettere e spesso le accompagnavano con uno schiocco di lingua. Anche in questi casi risultavano incomprensibili. Akal era tornato da un lungo viaggio, intrapreso per imparare diverse tecniche di corsa senza ostacoli e voleva simularle al computer. Avviò i suoi agenti di rete e impartì le istruzioni per ricreare l’ambiente di cui necessitava. Gli agenti di rete clonati duplicarono, a sua insaputa, tutte le lettere S e E, mentre producevano uno schiocco di lingua sulle Q.

Nel momento della simulazione effettiva, per altro esclusivamente virtuale, Akal si mise ai comandi e cominciò a correre. Vedeva la sua figura atletica scorrere sullo schermo, sempre più veloce. Quando vide un ostacolo s’impressionò molto, visto che non dovevano essercene. Gli agenti di rete avevano ripetuto più volte il Suolo e l’Erba, fino a creare delle inaspettate colline, stranamente percorse da schioccare di lingua, tra un Qui pro Quo e l’altro. Fu inevitabile inciampare e rovinare a terra, proprio quando credeva di avere concluso l’allenamento.

C’erano poi altri agenti di rete che interpellavano gli agenti di rete di Akal. Erano diversi e piuttosto insistenti. Molti sanno che gli agenti di rete clonati non resistono a lungo alla pressione di domande e alla pretesa di risposte. Quelli di Akal, poi, avevano quel difetto menzionato prima delle ripetizioni. Ne nascevano dialoghi incredibili di sfilate di lettere uguali, che cercavano d’inserirsi in altre in arrivo. Nella più rosea delle ipotesi, le vocali trovavano le consonanti e le consonanti le vocali. Ma in questo caso tutto era sovvertito, per cui le vocali si accompagnavano a due, tre consonanti di troppo, che a loro volta cercavano d’impossessarsi di più vocali possibili. Era impossibile comprare, vendere, effettuare transazioni, visualizzare immagini e ascoltare suoni. I comandi stessi non avevano più effetto, perché il sistema iniziava a sovvertire il suo funzionamento, per sopravvivere all’invasione, per cui i comandi vocali, improvvisamente, erano come pronunciati in una lingua sconosciuta.

Si ricercava a quel tempo un sistema di sicurezza sofisticato per proteggere le transazioni in rete. Soprattutto gli agenti di rete s’infilavano nelle frasi, le frammentavano e ne leggevano il codice di decodificazione. Akal cominciò a osservare quanto stava accadendo con una nuova luce negli occhi. Aveva assistito a tutto quel sovvertimento con molta attenzione e aveva capito che era meglio non interferire. Piuttosto, si concentrò sulla ripetizione e la cadenza degli errori, che stavano stabilizzandosi in una sorta di ritmo musicale ripetuto. Gli agenti di rete estranei, incontrando quelli impazziti, rubavano loro consonanti o vocali. La cosa notevole era che i numeri non venivano modificati.

Akal ci mise tre giorni per stendere un rapporto sull’accaduto, ma alla fine creò un codice di sicurezza per le transazioni commerciali che lo rese ricco e famoso, proprio sfruttando il fatto che i numeri non venivano duplicati, in una sorta di random delle sole lettere.

Comunque, ancora oggi, mentre osserva i suoi agenti di rete, gli pare di vedere, tra una matrice e l’altra, uno strano sorriso sulle loro icone e nutre il sospetto che lo stiano coinvolgendo in un’altra invenzione…