Racconti - Tales
Una parola tira l'altra
di Roberto Francesco da Celano

Un tram verde e turchino avanzava nel centro della città, cantilenando il suo sferragliare e annunciandosi con una campanella dal suono soffocato. Tommaso, nel suo studio con la finestra sulla via, si accorse, dopo tanti anni, che la cosa di ripeteva; si accorse per la prima volta di quella campanella, che avvisava e ammoniva, forse ammiccava e brontolava, quasi prendeva e lasciava. Varie fantasie lo stordirono e l’accostamento con il celebre racconto di Pirandello, “Il treno ha fischiato…”, lo travolse, perché anche per Tommaso era come se il treno avesse fischiato…

Il tramonto affrescava il cielo di tavole antiche, di storie mai udite, di colori imprendibili e invisibili. Qua e là farfalle di luce all’orizzonte, come miraggi.

Tommaso si alzò dalla sedia e si diresse alla finestra. Dal tram ancora quel suono ottuso, che il conducente produceva con grande forza, pestando e ripestando sul bottone metallico della pedana. Parve a Tommaso che la città lo scorgesse alla finestra. Da anni egli scriveva e da qualche tempo gli sembrava di ripetere storie già narrate, poesie già scritte. L’editore si lamentava di quella scarsa produzione letteraria; eppure quel presunto negativo che stava attraversando aveva in sé un ossimoro vagante. Aveva avvertito la campanella del tram. Negativo e positivo l’avevano trascinato nella relazione. La ripetizione, che credeva saccheggiasse le sue storie, che le privasse di verità; la stessa ripetizione, improvvisamente, portava con sé una variante che lo coglieva all’improvviso.

I lampioni in strada s’infiammavano di minuscoli fuochi che, via via, prendevano consistenza e cambiavano di colore, in una serie di scene, una diversa dall’altra. Erano tante che non si sarebbe potuto dire come dalla prima scena opaca si giungesse alla conclusiva luminosa. In strada un ragazzo dal passo lesto incrociò un amico, di cui i passi cadenzati avevano rimbombato sul piancito. Quest’ultimo si era fermato a guardare i lampioni nei loro molteplici mutamenti. Fu come scosso dalla voce del ragazzo, che gli gridava: “Sono luci al tungsteno!”

Tommaso, senza carta, né pennello, dipingeva quelle scenette, cercando di incastonarle in anelli che avrebbe voluto vendere in piazza; se non che quelle scenette aspettavano invano di essere vendute. Piuttosto il tram, in lontananza, suonava ancora la campanella e Tommaso ebbe ancora un sobbalzo. Si diresse al tavolo di lavoro, volse le spalle alla finestra dell’incanto e incominciò a formulare un programma che avrebbe coinvolto ben altre finestre.

Il computer era ancora acceso. La luce dello schermo indagava porzioni di stanza. Tommaso stava pensando alla città, a quella idea che si era affacciata al suono del tram che passava e che aveva provocato in lui quell’effetto straordinario, ossimorico, per cui il negativo e il positivo non erano più distinti.

Ormai le luci dei lampioni facevano a gara con quella del monitor. Tutte a invadere la stanza che Tommaso riteneva di avere costruito, parola su parola, arredandola di discorsi, colorandola di aforismi, fornendola di frasi e di apologhi.

Tommaso continuava a costruire. Con la velocità del lampo rubò un’idea a un suo racconto e un motto a un amico pubblicitario. Mano a mano l’idea si formulava e operava, simultaneamente Tommaso procedeva con più decisione per entrare in quell’avventura che lo stava aspettando. La connessione a Internet non era stata semplice, come raccontavano le varie pubblicità. Tommaso, avviando il collegamento e inserendo la sua password, pensò alla macchina e alla tecnica. Terminata la procedura, fu in Internet. Al Net Search richiese un NetGroup su tema e s’iscrisse a un Forum. Gli parve più interessante quello sulla comunicazione. Trascorse diverse ore a domandare, a scrivere, a rispondere, a interrogare, a chiedere udienza e essere ricevuto; a frequentare e essere introdotto a corte; a prendere appunti e inviare pergamene; a chiudere plichi; a firmare sigilli con anelli di fuoco… Fu un crescendo di idee, di grande partecipazioni, forse con un via vai di cinquanta, sessanta interlocutori. Tommaso pensava che nella tenuta di caccia del re la selvaggina non manca mai. Ma poi sorrideva, perché, evocando la selvaggina, doveva porsi cacciatore o selvaggina e gli tornava in mente la campanella del tram.

L’alba non tardò a arrivare, sempre con quella solerzia di inondare di luce gli angoli, i vicoli, gli anfratti, le idee della notte e i propositi abbandonati.

Tommaso avvertì sonnolenza, quando decise di chiudere il collegamento. Aveva raccolto tantissimo materiale e sopra tutto aveva annunciato un suo racconto in Internet per il giorno dopo, allertando un numero spropositato di utenti. Dormì pochissimo, lo stretto indispensabile per tornare a scrivere.

Il tram ripassò con quel suo sconquasso di ruote che ricalcavano rotaie indigene e ancora ripeté quel suono di non campanello che caparbiamente pestava il conducente. Tommaso sorrise, considerando quel suono amico, nunzio di modi nuovi.

A mezzogiorno era dal provider, da colui che gli aveva venduto l’abbonamento a Internet, al quale chiese un nuovo abbonamento riguardante la possibilità di pubblicare pagine di scrittura su Internet. L’accordo richiese pochi minuti. Già nel pomeriggio il provider gli annunciava che poteva inserire il testo che voleva, scrivendo dal suo terminale. In automatico funzionava un dispositivo che rilanciava quanto Tommaso andava scrivendo, in pagine Web, consultabili in tempo reale da tutti i computer del pianeta. Tommaso si mise alla tastiera e iniziò a scrivere: “Un tram verde e turchino avanzava nel centro della città, cantilenando il suo sferragliare e annunciandosi con una campanella dal suono soffocato…”. S’interruppe e andò a capo, scrivendo ancora: “Questa pagina è dedicata alla scrittura. Il testo che leggete va proseguito da ciascuno di voi. Un dispositivo consente di inserirlo e pubblicarlo elettronicamente, perché altri leggano e proseguano la storia. Ciascuno ha a disposizione trecento battute, dopo di che non può immettere altro per quarantotto ore. Successivamente può proseguire”. Tommaso concluse l’inserimento.

A distanza di una settimana, i testi depositati, più o meno validi, più o meno indovinati, raggiungevano la lunghezza di trecentomila caratteri, pari circa a cento pagine dattiloscritte. Tommaso pensò ancora al racconto di Pirandello, in cui il protagonista ha un moto di rinnovamento della propria vita, al fischio del treno, ma sembra che in lui conviva un germe (“Pareva che gli orecchi tutt’a un tratto gli si fossero sturati e percepissero per la prima volta voci, suoni non avvertiti mai”), senza che siano annunciati effetti e progetti nuovi. Ma per Tommaso aveva suonato un vecchio tram.

Tornò alla tastiera e inserì un nuovo messaggio, in omaggio al suo amico pubblicitario: “Domani, da questo racconto, verranno tolte alcune frasi e dopodomani ancora e così di seguito, finché il racconto non avrà una sua struttura conclusiva e logica. Collegatevi ogni giorno. Al termine dell’operazione, inviterò ciascuno, i cui testi sono restati, a collaborare alla stesura di un altro racconto telematico a puntate. Il mio editore aspetta l’esito di questa avventura per pubblicarla”.

Nella scrittura della comunicazione, ciascuno diveniva dispositivo.

Ancora una volta era l’alba. Con clamore di ferro, ripetendo il suo verso, ripassava il tram: al canto del gallo non si scomodò, proseguendo il suo cammino verso altre finestre, telematiche e no.